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Le trame E-mail

"Amphitruo" (Anfitrione), l’unica a soggetto mitologico: Giove, invaghitosi di Alcmena, le si presenta sotto le spoglie del marito Anfitrione, impegnato intanto in guerra, e trascorre con lei una lunga notte d’amore. Mercurio accompagna Giove e sta di guardia, assumendo le sembianze di Sosia, servo di Anfitrione. Mentre Giove giace con Alcmena, ritorna però Anfitrione, che si fa annunciare da Sosia il quale, a sua volta, arrivato alla reggia, s'incontra con Mercurio suo alter-ego. Da questa situazione nascono una serie di inevitabili equivoci.

"Asinaria" (La commedia degli asini) Il giovane Argirippo è innamorato di Filenio, figlia dell’avara Cleareta che pretende in giornata la somma di venti mine, altrimenti darà la figlia al rivale Diabolo. Sarà lo stesso padre a venire in soccorso di Argirippo, incaricando due servi di casa di procurarsi il denaro a danno della sua ricca e avara moglie. Uno dei servi fingerà di essere l’amministratore della padrona e riuscirà a riscuotere le venti mine che un mercante deve a quella per l’acquisto di certi asini. La commedia [dall' "Onagos" di Demofilo] è giunta assai mutila e con un certo numero di contraddizioni interne.

"Mercator" (Il mercante). E’ la commedia della rivalità tra Demifone e Carino - padre e figlio - per una bella schiava, Pasicompsa, che Carino ha condotto da Rodi dove si era recato per commercio. Demifone - che ha avuto un sogno premonitore della vicenda - fa comprare al porto la fanciulla dall’amico Lisimaco, che la dovrà custodire in casa sua per un giorno, profittando dell’assenza della moglie Dorippa. Ma questa ritorna, l’equivoco deve essere per forza spiegato e il vecchio Demifone cede il posto al figlio. Deriva dall’ "Emporos" di Filemone.

"Rudens" (La gomena). Un lenone, dopo aver promesso una bella fanciulla ad un giovane innamorato di lei, da cui ha ricevuto un lauto anticipo, decide di fuggire velocemente durante la notte per sfruttare altrove la ragazza. Ma la tempesta fa naufragare la nave, che ributta sulla riva i partenti. La ragazza si rifugia con la propria ancella nel tempio di Venere, a poca distanza dal quale vive un uomo a cui un tempo è stata rapita la propria figlia. Segue naturalmente il riconoscimento: la ragazza, sottratta all’avido lenone, può finalmente riabbracciare il padre e sposare il suo innamorato. Derivata da una commedia di Difilo, quest'opera si svolge in un’atmosfera e in un ambiente diversi da quelli di tutte le altre: basti dire che la scena, anziché la solita piazzetta su cui s’affacciano le case dei principali personaggi, ci presenta una spiaggia battuta dal mare in tempesta, e un ambiente di pescatori che vivono di stenti, com’è detto nel coro ch'è al principio del II atto (importante perché è l’unico coro che si trovi nella Commedia latina). Quanto all’atmosfera, il comico è quasi del tutto assente nel "Rudens", in cui predomina al contrario un tono tra il patetico e il solenne, che sfiora in qualche punto la tragedia.

"Menaechmi" (I Menecmi) E’ la gioiosa commedia degli equivoci dovuti all’incredibile somiglianza di due gemelli, Menecmo I e Menecmo II, separati fin dalla fanciullezza. La vicenda si svolge ad Epidammo, dove Menecmo II è capitato nel corso di un viaggio alla ricerca del fratello. Gli equivoci a ripetizione, in cui sono coinvolti prima l’amica di Menecmo I, Erozio, ed il suo cuoco, poi il parassita di Menecmo I, Penicolo, ed infine la moglie dello stesso, conferiscono all’azione un’irresistibile tensione comica. Quando già i due Menecmi sono ritenuti pazzi e ci si rivolge ormai ai medici, essi si trovano l’uno dinanzi all’altro davanti alla casa di Erozio e tutto si chiarisce. La lunga serie di peripezie rende questa commedia tra le più animate del teatro classico: un susseguirsi ininterrotto di saporose battute, di botte e risposte, di capovolgimenti di situazioni, senza un solo attimo di stasi. Benché non si conosca l’originale greco da cui essa sia derivata, si sa che una non piccola schiera di commediografi greci (Menandro, Antifane, Posidippo, per non citare che i più noti) s’ispirò a questo motivo dell’identità di due persone. Del resto, il motivo non è nuovo neppure in P.: si pensi solo al Mercurio-Sosia e al Giove-Anfitrione dello stesso Amphitruo.

"Miles gloriosus" (Il soldato fanfarone). Il giovane Pleusicle ama la bella Filocomasio. Durante un’assenza del giovane, la ragazza viene rapita dal "miles" Pirgopolinice, un soldato smargiasso e fanfarone, a cui il parassita Artotrogo fa credere di essere irresistibile con le donne. Palestrione, servo di Pleusicle, parte per avvertire il padrone di ciò che è accaduto, ma viene rapito dai pirati e finisce per essere donato proprio al miles. Pleusicle, avvertito di nascosto da Palestrione, si fa ospitare da Pericleptomeno, un amico del padre, in una casa contigua a quella stessa del miles. Palestrione pratica una breccia nel muro di confine tra le due case, consentendo agli amanti di incontrarsi. Ma Sceledro, servo del miles, li scorge mentre si baciano, e costringe Palestrione a escogitare una serie di inganni per salvare i due amanti, fingendo che esista una gemella di Filocomasio. Palestrione, poi, organizza una feroce beffa ai danni di Pirgopolinice: gli fa credere che la moglie di Periplectomeno sia pazzamente innamorata di lui; il miles, così, licenzia in un sol colpo Filocomasio e Palestrione, dando loro la libertà, ma - entrato nella casa di Periplectomeno per un appuntamento galante - trova un marito furibondo e i servi pronti a fustigarlo ignominiosamente come adultero. Gran parte della trama proviene dalla commedia greca "Alazon" ("Il vanaglorioso"), ma è probabile che P. abbia largamente applicato la "contaminatio" [per cui, vd. oltre], assumendo da un altro dramma il motivo del foro nel muro e della sorella gemella.

"Cistellaria" (La cestella). Il giovane Alcesimarco ama Selenio, una trovatella allevata da una cortigiana; ma il padre gli impone di sposare un’altra ragazza, figlia del vicino Demifone, a sua volta alla ricerca di un’altra figlia avuta molti anni prima da una donna e abbandonata in una cassetta con dei contrassegni. Dopo varie vicissitudini, si scopre che la ragazza abbandonata è Selenio, che ora Alcesimarco può sposare con l’assenso del padre. Nonostante una lunga lacuna (più di seicento versi) l’intreccio di questa commedia è abbastanza chiaro. L’originale greco sembra di Menandro.

"Stichus" (Stico). Due sorelle da tre anni non hanno più notizie dei loro mariti, partiti oltremare per ricostituire un patrimonio in rovina. Il padre vorrebbe farle risposare, ma le donne insistono per serbare la loro fedeltà. Non manca un parassita, Gelasimo, che da tre anni patisce la fame. Giunge finalmente in porto la nave dei due uomini, carichi di merci e di ricchezze. Assieme a loro c’è anche il servo Stico, che organizza grandi festeggiamenti. I due mariti si rappacificano con il vecchio suocero, soddisfatto del successo dei loro affari. Solo il parassita non riesce a farsi invitare da nessuno, e comicamente continua a restare deluso nella sua ormai annosa brama di cibo. "Stichus" deriverebbe dall’ "Adelphoe" di Menandro.

"Persa" (Il persiano). Il servo Tossilo riscatta dal lenone Dordalo una ragazza che ama. Poi traveste da orientale la figlia di un parassita e finge di venderla allo stesso Dordalo, che cade nel tranello. La somma ricavata serve a cancellare il debito iniziale. Il parassita trascina in tribunale il lenone, reo di aver comprato una ragazza libera. La commedia si conclude con una grande festa, durante la quale Dordalo viene beffato e bastonato per la sua insipienza e Tossilo può giustamente trionfare. E', per definizione, la "commedia degli schiavi", dei quali P. ha saputo ritrarre linguaggio, licenziosità e malizie.

"Epidicus" (Epidico). Il giovane Stratippocle s'innamora in due tempi diversi di due cortigiane, affidando al "servus" Epidico l’incombenza di trovare ogni volta il denaro necessario a riscattarle. Epidico riesce ripetutamente ad ingannare il vecchio Perifane, padre di Stratippocle, carpendogli il denaro di cui ha bisogno. Ma quando i suoi raggiri stanno per essere scoperti, una delle due ragazze viene riconosciuta figlia di Perifane e sorella di Stratippocle, che ripiega dunque sull’altra cortigiana mentre Epidico viene affrancato per meriti d’ingegno. L’intreccio è più complicato del solito. Ma l’interesse della commedia sta soprattutto nella figura d’Epidico: il più abile, astuto, diabolicamente scaltro dei servi che il teatro abbia mai dato.

"Aulularia" (La commedia della pentolina). Un vecchio avaro, Euclione, ha trovato in casa sua una pentola piena di monete d’oro. Per timore che gliela possano rubare, egli la nasconde nel tempio della Buona Fede e successivamente nel bosco di Silvano. Ma Strobilo, servo del giovane Liconide, avendo seguito le sue mosse, se ne impadronisce. Il vecchio è fuori di sé dalla disperazione, tanto più che Liconide confessa di aver messo incinta Fedria, sua figlia, che egli aveva invece promessa in sposa al vecchio Megadoro, suo vicino. Qui la commedia si interrompe, ma la conclusione è scontata: in cambio dell’oro, Euclione concede la mano della figlia a Liconide, che a sua volta darà la libertà al servo Strobilo. L’originale greco è ignoto, ma è probabile che fosse una commedia di Menandro in cui l’avaro aveva nome Smicrine.

"Mostellaria" (La commedia del fantasma). Mentre il padre Teopropide, un ricco mercante di Atene, è assente da lungo tempo per affari, il giovane Filolachete si dà alla pazza gioia assieme all’amico Callidamate, assistito dall’ingegnoso e sfrontato servus Tranione, che ha anche dovuto procurarsi un prestito rilevante per riscattare la bella Filemazio, una cortigiana amata dal padroncino. Torna inaspettatamente il padre, mentre è in corso un gran banchetto. Tranione spranga la porta, e per impedire a Teopropide di entrare inventa che la casa è abitata da un fantasma. Giunge nel frattempo un usuraio per riscuotere un credito, e Tranione è costretto ancora a mentire, affermando che il denaro è servito a comprare un’altra abitazione. Teopropide chiede di vederla, e il servo escogita nuovi geniali trucchi per mostrargliela, ingannando anche il vero proprietario. Infine la verità viene a galla, e solo l’intervento di Callidamate che promette di soddisfare personalmente a ogni debito, salva Tranione dall’irosa furia di Teopropide. Si pensa che la "Mostellaria" derivi dal "Phasma" di Filemone o di un autore minore, Teogneto.

"Curculio" (Gorgoglione o Pidocchio). Il giovane Fedromo è innamorato della cortigiana Planesio e cerca di riscattarla dal lenone Cappadoce con l’aiuto di Pidocchio. Il parassita, che veste anche la parte del "servus currens", scopre che un miles ha già comprato la ragazza, e ha depositato presso un banchiere la somma pattuita: tale somma verrà pagata a chi presenterà una lettera sigillata con l’anello del soldato. Pidocchio, travestito da soldato, si impadronisce ai dadi dell’anello, confeziona una falsa lettera e riscatta la ragazza. Nel frattempo, sul palcoscenico sale l’impresario della compagnia recitante, timoroso di non rivedere più il vestito che ha prestato a Pidocchio. Sopraggiunge furibondo il soldato, ma Planesio identifica nell’anello del miles quello che era solito portare il padre, dal quale era stata un giorno rapita: il soldato viene riconosciuto come suo fratello, e Fedromo può felicemente sposare la donna. La commedia prende il titolo dal parassita protagonista Gorgoglione, il cui nome è tutto un programma d’insaziabile voracità: il "curculio" è, infatti, il verme roditore del frumento. Il "Curculio" contiene, inoltre, la famosa "serenata dei chiavistelli " (atto I, scena III), che il giovane Fedromo rivolge alla porta dell’amata, perché dischiuda i suoi battenti.

"Pseudolus" (Pseudolo). Il giovane Calidoro ama la cortigiana Fenicio, che il lenone Ballione ha già venduto ad un miles per venti mine: quindici anticipate, più cinque che un messo del soldato sborserà entro la sera. Calidoro si affida all’ingegno furfantesco e creativo del servus Pseudolo(= ingannatore), che si mette all’opera, sgominando progressivamente ogni ostacolo e vincendo addirittura un’impossibile scommessa con Simia, padre di Calidoro. Ballione perde la ragazza, è costretto a restituire il denaro al messo del miles e a sborsare per giunta altre venti mine a Simia per un'altra scommessa perduta. La commedia, una delle predilette dall'autore stesso, è ben costruita e rivela la grande arte di P., nonché l’abilità dell’autore (ignoto) dello stesso originale greco.

"Captivi" (I prigionieri). Durante una guerra fra Elei ed Etoli, il ricco Egione ha perso il figlio, fatto prigioniero dagli Elei. Per riscattarlo, acquista dei prigionieri Elei, con lo scopo di operare uno scambio. Fra di essi, c’è il nobile Filocratre con il servo Tindaro, che hanno tuttavia deciso di scambiare le parti. Credendo di inviare in Elide il servo, Egione manda invece il padrone. Scoperto l’inganno, getta in catene il povero Tindaro. Ma Filocrate ritorna con il figlio di Egione ormai libero; in aggiunta, si scopre che anche Tindaro è figlio di Egione, rapito in tenera età e venduto come schiavo in Elide. "Captivi" è una commedia "anomala" rispetto alle altre, priva com'è di vicende amorose e fondata sul tema dell’amicizia e della lealtà: non compare alcuna donna, particolare che in P. si ritrova solo nel "Trinummus".

"Bacchides" (Le Bacchidi). Due sorelle gemelle, entrambe di nome Bacchide ed entrambe cortigiane, vivono l’una a Samo, l’altra ad Atene. Il giovane Mnesiloco, di passaggio a Samo, s’innamora della prima Bacchide, di cui si impadronisce tuttavia un ricco miles, che la conduce con sé ad Atene. Mnesiloco dà incarico di recuperarla all’amico Pistoclero, che dopo averla trovata si fa sedurre dalla seconda Bacchide. Mnesiloco, che crede di essere stato tradito dall’amico, dà intanto al servo Crisalo l’incarico di trovare il denaro necessario per riscattare l’amata: il servo per ben due volte riesce a spillar denaro al padre di Mnesiloco. Gli equivoci si diradano e le situazioni sembrano risolversi felicemente: i giovani Mnesiloco e Pistoclero si ritrovano a banchettare allegramente con le due Bacchidi. Giungono però furenti i due padri, decisi a trascinarsi a casa i figli gozzoviglianti, ma anch’essi vengono "tosati" dalle due spumeggianti ragazze e si abbandonano assieme ai figli ad un allegro festino. Deriva dalle "Evantides" di Filemone o da "Il doppio inganno" di Menandro.

"Truculentus" (Truculento). La commedia, largamente lacunosa, prende titolo dal nome del rustico e brutale schiavo Truculento di Strabace, un giovane fattore che è vittima, insieme all’ateniese Diniarco e al soldato Stratofane, della sfrontata cupidigia della cortigiana Fronesio. L’intreccio si lascia intravedere appena. Fronesio vuol gabellare a Stratofane, come fosse suo figlio, un bambino abbandonato, ma si scopre che quello è invece figlio di Diniarco e di una libera cittadina ateniese.

"Poenulus" (Il cartaginese). Rapiti in tenera età nella loro patria, Cartagine, vivono a Calidone di Etolia un giovinetto, Agorastocle, e le sue due cugine, Adelfasio e Anterastile: ma se il giovinetto, innamorato di Adelfasio, è ricco, le due fanciulle conducono invece una vita misera, in potere dello sfruttatore Lico. Una ben architettata trappola, ordita da Milfione, servo di Agorastocle, e recitata dal villico Collibisco, offre il modo di citare lo sfruttatore in tribunale. Giunge frattanto da Cartagine, in cerca delle figlie scomparse, il padre Annone: egli si incontra con Agorastocle ed è condotto da questi in casa di Lico, dove può riconoscere e riabbracciare le figliole. Modello della commedia è stato il "Carchedonios" di Menandro. Una prima redazione del Poenulus doveva aver titolo "Patruos" (Lo zio). E' interessante l'uso della lingua punica da parte del giovane protagonista.

"Trinummus" (Le tre dracme). Mentre il vecchio Carmide è in viaggio d’affari, il giovane figlio Lesbonico continua a dissipare il suo patrimonio, e finisce per vendere perfino la casa ad un altro senex, Callicle, che per fortuna è un leale amico di Carmide, e decide di salvaguardare per il ritorno dell’amico un tesoro sepolto nella casa. Nel frattempo un altro giovane, Lisitele, ama la sorella di Callicle, e chiede di poterla sposare pur senza dote: Lesbonico, che è in fondo un giovane di nobili costumi, non può accettare, e decide di affidare in dote alla sorella l’ultima cosa che gli è rimasta, un podere fuori città. Per evitare che tutto il patrimonio vada perduto, Callicle inventa allora uno stratagemma: assolda un messo a cui, appunto per tre dracme, dà l’incarico di giungere in città fingendo di portare per conto di Carmide una somma, che in realtà Callicle ha prelevato dal tesoro. Carmide è inaspettatamente tornato, ed è proprio lui a ricevere il finto messo. Gli equivoci e gli ingiusti sospetti sono dissipati dal commovente incontro fra i due vecchi. La commedia si conclude con due matrimoni: di Lisitele con la figlia di Carmide e di Lesbonico con quella di Callicle. L’originale di Filemone prendeva titolo dal "tesoro" nascosto in casa.

"Càsina". Di Casina, una trovatella, si sono invaghiti il vecchio Lisidamo e il figlio di lui, Eutinico. Essi hanno indotto, l’uno il proprio fattore, l’altro il proprio scudiero, a chiedere la mano della fanciulla, per poterne poi essi stessi disporre. Lisidamo, vistasi intralciare la strada dal figlio, lo spedisce all’estero, ma la moglie del vecchio, che conosce le intenzioni del marito, prende le parti del figliolo assente. Poiché Lisidamo e sua moglie non riescono ad accordarsi, decidono di ricorrere alla sorte. Questa favorisce il fattore. Si preparano le nozze, ma in luogo di Casina viene presentato come sposa Calino, lo scudiero, travestito da donna, che, approfittando dell’oscurità della stanza in cui viene condotto, bastona il fattore e Lisidamo. Casina è certo tra le commedie più "libere", più comiche e più riuscite commedie di P. . Deriva da una commedia di Difilo, "Clerumenoe", cioè "I sorteggianti".

"Vidularia" (La commedia del baule). I circa 120 versi superstiti di questa commedia lasciano intravedere un intreccio simile al "Rudens": il giovane Nicodemo viene riconosciuto dal padre per mezzo degli oggetti conservati in un baule, scomparso in mare durante un naufragio e poi ritrovato da un pescatore.

(liberamente tratto da www-biblio-net.com, Nunzio Castaldi)