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La vita E-mail

P. si dedicò solo ad un unico genere letterario, alla composizione di commedie, operando - grosso modo - una sintesi tra commedia greca nuova ed elementi indigeni, attinti dalla farsa italica.

Sappiamo poco di P. uomo e le notizie che possediamo [A. Gellio e S. Girolamo IV sec. d.C.] sono poco attendibili: nato come attore di successo, avrebbe investito malamente il capitale in commercio, ricoprendosi di debiti e costringendosi a guadagnarsi da vivere in un mulino girando la macina.

In questo periodo cominciò a comporre commedie, fra cui il "Saturio" ("Il pancia piena") e l’ "Addictus" (schiavo per debiti), che già dai titoli richiamano gl'infelici rovesci personali; e una terza, dal titolo sconosciuto, che, rappresentate con successo, furono l’inizio di una fortunata attività teatrale durata oltre un quarantennio: alieno della politica, ma non insensibile agli avvenimenti del tempo [la sua produzione si svolse, del resto, praticamente durante la II guerra punica], visse interamente della sua arte, praticata con instancabile fervore creativo: egli, insomma, scriveva per vivere, la sua scrittura era non più che mera professione.

Inoltre, Cicerone, nel "De senectute", afferma che P. compose da "senex" alcune commedie fra cui lo "Pseudulus": nel 191 a.C., doveva essere quindi già vecchio. Sempre Cicerone, nel "Brutus", ci rivela l'anno della sua morte.

I codici, che contengono le commedie di P., ci hanno tramandato il suo nome completo, Tito Maccio P.. Ma "Tito" e "Maccio" sembrano fittizi: "Maccio", infatti, deriverebbe dall'omonima maschera atellana; lo stesso termine "Plautus" può significare o "piedi piatti" oppure "orecchie lunghe e penzoloni". Molto probabilmente, quindi, si tratta di nomi d’arte che P. aveva usato durante l’attività di attore.

(liberamente tratto da www-biblio-net.com, Nunzio Castaldi)