Menu Content/Inhalt
Home
Museo archeologico E-mail
 
dal 30 settembre 2007, il Museo è dotato di guida in lingua inglese, francese, tedesco e spagnolo, che contiene tradotti i testi dei pannelli e di tutte le didascalie presenti nelle sale al pianterreno. Tale guida viene consegnata al visitatore che ne faccia richiesta, per essere poi riconsegnata alla fine del percorso. E' stata realizzata grazie al lavoro di traduzione di giovani sarsinati. 
 
E' indubbiamente uno dei più importanti Musei Archeologici Nazionali dell'Italia settentrionale per la ricchezza e la varietà dei reperti ivi contenuti.

Fu istituito nel 1890, come raccolta comunale, dal forlivese Antonio Santarelli, che ordinò una ricca collezione di iscrizioni romane in gran parte descritte del canonico umanista Filippo Antonini nel suo libro "Le antichità di Sarsina", pubblicato nel 1607. Ha continuato poi ad ampliarsi in seguito allo scavo della necropoli di Pian di Bezzo, nei pressi di Sarsina, grazie al quale sono stati riportati alla luce i grandi monumenti funerari e, successivamente, in seguito alle scoperte di materiali recuperati all'interno della città.

Dopo essere stato acquistato dallo Stato nel 1957, è stato ordinato più volte. Negli anni Ottanta, grazie alla collaborazione col Comune di Sarsina, la Soprintendenza Archeologica di Bologna ha proceduto ad un ulteriore ampliamento degli spazi espositivi; tale ristrutturazione ha consentito di ricomporre integralmente i principali monumenti funerari, in precedenza smembrati, e di proporre un nuovo allestimento delle collezioni.
Le raccolte del Museo, di provenienza quasi esclusivamente locale, pur coprendo un arco cronologico esteso dalla preistoria alla tarda antichità, riguardano in particolare l'età romana.

Il percorso espositivo si apre con un numeroso gruppo di epigrafi funerarie che offrono uno spaccato sociale dell'antica Sassina, attraverso il ricordo di uomini liberi appartenenti ad alcune delle più note famiglie locali o di schiavi affrancati (liberti). Tra queste significativo è il cippo funerario di Cetrania Severina (prima metà del II sec. d.C.) che su un lato riporta un passo del suo testamento a favore dei collegia (corporazioni professionali) dei dendrophori, fabri e dei centonari, ai quali era destinato un lascito da utilizzare ogni anno per offerte rituali destinate ad onorare la memoria della defunta. Importante è pure la prescrizione sepolcrale di Horatius Balbus (I sec. a.C.) il cui testo ricorda la donazione di un terreno nelle vicinanze della necropoli per le sepolture di cittadini bisognosi, con l'esclusione, però, di alcune categorie di persone ritenute non degne.

Seguono poi i monumenti funerari provenienti dalla necropoli di Pian di Bezzo: quello di Publius Verginius Paetus, quello di Rufus, che costituisce una delle maggiori attrattive del museo ed altre steli, tra le quali quella che delimitava l'area sepolcrale della corporazione dei mulattieri (muliones).
Il monumento sepolcrale piu' grande, fra quelli rinvenuti nella necropoli di Pian di Bezzo, e' il Mausoleo di Rufo
, alto 14 metri. E' una delle forme piu' interessanti dell'archittetura romana di stile ellenistico e consta di tre parti: la base, l'edicola e la cuspide piramidale. La parte centrale a colonne ha quattro statue e la cuspide piramidale si alza accanto a quattro sfingi che hanno il corpo di animale alato e la faccia di donna con dodici mammelle.

Tra i reperti rinvenuti nell'area della città, di eccezionale interesse è il grande mosaico pavimentale policromo detto del "Trionfo di Dioniso": era un pavimento di abitazione, raffigurante il dio sopra un carro trainato da tigri, accompagnato da Pan e da un giovane satiro. Sulla fascia circolare in otto riquadri sono rappresentati altrettanti animali, e in otto triangoli, uccelli diversi. Agli angoli spiccano le teste alate dei quattro venti, mentre nei pannelli laterali sono raffigurati personaggi della cerchia di Dioniso. Tutta la scena e' racchiusa da un fregio d'acanto, con una scena di caccia nella parte superiore. L'opera, che misura metri 8,90 per 6,30 e' collocabile tra il II e il III dopo Cristo e fu rinvenuta casualmente, nel 1966 poco lontano da Piazza Plauto.

Molto importanti sono anche le attestazioni dei numerosi culti praticati, legati al mondo greco (Giove, Minerva, Apollo), alla tradizione italico-romana (Spes, Dei Publici), fino al mondo orientale. Nel Museo è conservato, infatti, un gruppo di statue raffiguranti divinità frigie ed egizie, che costituivano il santuario più importante dell'Italia settentrionale dedicato a questi culti. Tra queste emerge per bellezza la statua di Attis: rinvenuta nel 1923 e' alta 150 cm, e posta nel complesso statuario delle divinita' orientali. Ridotta in frammenti, forse dai primi cristiani, e' stata oggetto di un complesso restauro.

Tra le iscrizioni onorarie, alcune ricordano membri della famiglia imperiale (Nerva, Traiano, Faustina Maggiore, Marco Aurelio) ed importanti personaggi del luogo (L. Appaeus Pudens, Aulus Pudens, C. Caesius Sabinus, S. Montanus); le iscrizioni civiche ricordano la costruzione delle mura difensive della città (70-40 a.C.), ed in particolare i magistrati che promossero l'esecuzione della cinta (quattuorviri iure dicundo), un architectus che ne curò la costruzione, e le diverse parti dell'opera (murus, valvae, portae, turres).

Al piano superiore vi sono reperti attribuibili al primo nucleo insediativo di Sassina (IV-II sec. a.C.), nonché rocce, minerali e fossili provenienti dalla Valle del Savio; suppellettili di uso comune (vasi da mensa, lucerne, balsamari, oggetti di uso personale); la ricostruzione di una tomba alla "cappuccina", tipo di struttura funeraria molto diffusa nella prima età imperiale (I-II sec. d.C.), materiali edilizi vari, sezioni di pavimenti in opus signinum (cocciopesto decorato), tubazioni in piombo.

Nell'ultima sala ancora materiali d'uso e di arredo; ceramica a vernice nera di età repubblicana (II-I sec. a.C.); terra sigillata; ceramica medioadriatica ed invetriata di età imperiale.
Vi si trovano inoltre vetri, materiali provenienti dalla antiche terme di Bagno di Romagna, sculture varie tra le quali una testa femminile (forse Livia moglie di Augusto), un realistico ritratto di anziano, nonché un mosaico con Ercole, un tritone con ippocampo e delfino, che era la pavimentazione di un piccolo triclinium di una abitazione che ha restituito anche porzioni di intonaco, numeroso vasellame ed un servizio da gioco.