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Montalto e Careste E-mail

Montalto e Careste, proseguendo poi per Ruscello, e da qui fino a Valbiano, oppure per il Monte di Facciano (936 m.) e da qui fino a Quarto ed al suo lago, costituiscono una delle zone di maggiore interesse naturalistico dell'Appennino Cesenate. Proprio in virtù del suo pregio ambientale  è stata inclusa dalla Regione Emilia-Romagna - nell'ambito del progetto "Rete Natura 2000" - nei Siti di Interesse Comunitario ( SIC ) con la denominazione: IT4080010 - Careste presso Sarsina.

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Il sito comprende un'area submontana tipica dell'Appennino cesenate, collocata tra Borello e Savio all'altezza di Sarsina (FC). Attorno all'aereo, semicircolare contrafforte di Careste, che degrada a Nord verso il Rio Cella-Ranchio e a Sud verso il Rio Molinello con le sue celebri Marmitte dei Giganti presso Sarsina, si sviluppano versanti arenacei a forte componente marnoso-calcarea sui quali si alternano, in un una complessa mosaicatura, ambienti collinari un tempo coltivati e foreste submontane più fresche, il tutto inciso da vallecole a tratti scoperte da intensa erosione.

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L'area è percorsa ad "anello" da una strada sterrata e nel suo tratto più a monte segue il crinale fra la valle del Savio e quella del Borello.
Escludendo alcuni nuclei abitati ancora presenti nel suo tratto iniziale, partendo da Sarsina, il territorio è caratterizzato dalla presenza di ruderi e chiese abbandonate. Di particolare interesse sono la Badia di San Salvatore in Summano, in Montalto - dalla quale proviene il pregevole bassorilievo del X secolo ora inserito alla base dell'altare maggiore della Cattedrale di Sarsina, e la settecentesca chiesa di S. Andrea di Careste posta proprio sul crinale fra le due valli.

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L'area, capillarmente colonizzata da insediamenti rurali in un passato anche recente, fa parte del più vasto complesso demaniale regionale "Foresta di Careste-Sarsina", del quale occupa quasi per intero la porzione settentrionale. I boschi, che coprono oltre il 50% dell'area, prevalentemente con cedui anche invecchiati di latifoglie dei querceti misti, presentano in realtà uno sviluppo abbastanza modesto, con frequenti rinfoltimenti ed ampliamenti operati tramite conifere (Pino nero e silvestre soprattutto) di non eccelso vigore.
Praterie e incolti si alternano a garighe, cespuglieti ed arbusteti, soprattutto di ginepro, di chiara influenza mediterranea lungo le esposizioni calde, dando luogo ad habitat particolarmente adatti alla diffusione di orchidee, per le quali il sito rappresenta una delle aree più pregevoli dell'intera regione.
La gestione del sito non presenta ostacoli o rischi rilevanti essendo l'area interessata da ridotta pressione antropica e da un piano d'assestamento forestale che riguarda l'area demaniale, quindi gran parte del sito, e che potrà provvedere ad incrementare a fini faunistici il numero di alberi grandi o marcescenti con cavità utili alla fauna. Tre habitat d'interesse comunitario rivestono complessivamente circa un terzo della superficie del sito.

Vegetazione
I boschi, indubbiamente alterati dalle ripetute, intense ceduazioni, sono dominati dal Carpino nero, con frequenti Roverella (per lo più rilasciata come matricina) e Orniello oltre a saltuari Cerro, Castagno, sorbi e aceri (opalo e campestre). Più interessanti sono le formazioni arbustive, variate e spesso inframmezzate a praterie semiaride, e le garighe. Queste formazioni vegetano in differenti stadi evolutivi per lo più rallentati da generali condizioni di scarsa fertilità.

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Il Ginepro comune è probabilmente la specie più diffusa, insieme alla Ginestra odorosa; non manca il Ginepro coccolone ( Juniperus oxycedrus var. rufescens ) nei settori più caldi, anche curiosamente associato, in radi aggruppamenti su suoli rocciosi e decarbonatati, a Polygala chamaebuxus e Calluna vulgaris , specie nordeuropee di climi più freschi, oppure a Cistus incanus e Cotynus coggygrya , marcatamente termofili.
Evidentemente qui si conservano consociazioni affatto comuni di specie a distribuzione relittuale, incontratesi in tempi e modi diversi ma ancora compresenti in plaghe a bassa entropia e ridotta concorrenza interspecifica. L'intero sito rappresenta inoltre la situazione ideale per una famiglia di specie abbastanza neglette quali le orchidee, che presentano qui diffusione e ricchezza di specie davvero non comuni, anche sotto la copertura spesso rada degli impianti di conifere.
Tra le più rappresentative vanno ricordate Aceras antropophorum , Himantoglossum adriaticum , Serapias spp. e quasi tutte le Ophrys presenti in Regione. Sono infatti per la maggior parte orchidee le ben 36 specie diverse registrate nell'area dal Censimento - Atlante della Flora protetta della Regione Emilia-Romagna (1996).

Fauna
Per l'avifauna, nidificano Tottavilla ( Lullula arborea ) e Averla piccola ( Lanius collurio ), oltre ad una decina di specie comuni negli habitat agricoli e di ecotono forestale della pianura e bassa collina. Tra i Mammiferi, presenti Istrice, Quercino ( Eliomys quercinus ) e Puzzola ( Mustela putorius ). I vertebrati minori annoverano il Tritone crestato ( Triturus carnifex ) di interesse comunitario, oltre a Colubro di Esculapio e Raganella. Tra gli Invertebrati sono presenti gli insetti Percus passerinii , Isotomus barbarae , Nebria fulviventris . Un censimento faunistico aggiornato, con particolare riguardo ai chirotteri forestali, potrà meglio definire presenze probabili non ancora accertate.

L'intera area si presta ad interessanti escursioni per il fascino e la suggestione dei panorami, nonché per la  sua vegetazione e specie animali.